LUP
Libera Università della Politica
VIII Stage di Formazione Socio-Politica di Filaga 3° Memorial Padre Ennio Pintacuda S.J.
Il crollo dei falsi idoli

La rinascita della comunità politica
dopo l’era delle demagogie e degli egoismi
Filaga (Prizzi) 30 agosto-5 settembre 2009
Il crollo dei falsi idoli La rinascita della comunità politica dopo l’era delle demagogie e degli egoismi “Per fare fronte a questa crisi ci corre l'obbligo di modificare sia gli oggetti che produciamo sia l'uso che ne facciamo. Dovremo imparare modi diversi di costruire gli edifici e di organizzare i trasporti, dovremo inventare rituali che ci abituino al risparmio. Dovremo diventare bravi artigiani dell'ambiente” R. Sennet La Libera Università della Politica torna a Filaga per offrire una piattaforma permanente di formazione e dibattito per il potenziamento della comunità politica e come nodo autorevole dell’armatura culturale e civile del territorio. Il crollo delle illusioni di una crescita economica esponenziale e senza controlli e l’attuale crisi come grande catarsi di una società fondata sull’idolatria della demagogia e dell’egoismo ci rivela la luminosità di una via allo sviluppo fondata sull’etica, sulla responsabilità e sulla cooperazione. Crollata la grande illusione, sepolti i miti del consumismo sotto il terremoto del global change finanziario, possiamo riscoprire il valore di abitare una società della conoscenza e perseguire nuovi obiettivi mutati con grande celerità. Nel riannodare i fili intessuti
nelle precedenti edizioni del Laboratorio di Filaga abbiamo il compito e la responsabilità di re-immaginare il ruolo della Libera Università della Politica e le sue relazioni con tutte le realtà dell’alta formazione del pensiero e con il territorio. Una nuova Filaga interattiva e cooperativa è quella che vogliamo proporre per il 2009. Una “Filaga 2.0” che costituisce un’occasione per attivare un indispensabile political network che alimenti, rafforzi ed attivi la comunità politica, capace di giocare le sfide che ci si presentano di fronte. Nel nuovo scenario caratterizzato dalla qualità e dall’innovazione, la missione della Libera Università della Politica è quella di essere un motore culturale capace di alimentare costantemente la domanda di formazione, di dibattito e di crescita culturale della comunità in cui agiamo. La presenza del Laboratorio Filaga, radicato nella sapienza antica del territorio dei Sicani e connesso da mille fili al vasto territorio dei saperi locali, intende favorire l’avvio di filiere di formazione, elaborazione e sviluppo funzionali alle vocazioni, alle risorse e alle opportunità del territorio, promuovendo in maniera permanente l’integrazione della formazione politica con il sistema culturale, politico, sociale e produttivo. Scrive Peggy Noonan, una delle più acute editorialiste del Wall Street Journal, che dal 1968 al 2008 i baby boomer sono stati l’esercito di formiche che ha generato e goduto la Grande Abbondanza. Ma si accorgono ora che quell’era che loro costruirono si è chiusa, qualcosa di nuovo sta emergendo dalle macerie del terremoto finanziario globale. “Le vecchie manifestazioni esteriori del successo – denaro, status, potere – non avranno più esattamente lo stesso appeal di prima”. Dagli anni Settanta abbiamo vissuto un periodo aureo in cui il meccanismo degli aumenti di reddito e l’incremento costante, talvolta patologico, dei consumi hanno alimentato un ciclo di espansione senza precedenti, in un contesto di crescenti liberalizzazioni di commercio e finanza che si è nutrito dell’avvento delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’inevitabile punto di frattura del meccanismo era reso invisibile dal bagliore dei profitti: un eccesso d’indebitamento delle famiglie per finanziare la turbina dei consumi, un eccesso di squilibrio delle bilance correnti degli Stati per reggere il divario tra risparmio e investimenti, una divaricazione parossistica tra valore e lavoro, tra la finanza e l’economia reale – tra Wall Street e Main Street come si dice con un’efficace metafora. Il meccanismo ha mostrato la sua prima crepa nel 2000 con lo scoppio della “bolla internet” ed è crollato definitivamente nel 2008 con l’esplosione della “bolla immobiliare”. Le conseguenze, come sappiamo, sono una drammatica caduta dei consumi con conseguenze sulla produzione e sull’occupazione. Ma all’interno di questa contrazione emergono segnali importanti di modificazione della composizione stessa dei consumi, spostandosi verso una maggiore attenzione alle caratteristiche d’uso dei prodotti e dei servizi, al processo produttivo che li ha generati, alle prospettive di smaltimento, al consumo energetico e all’impatto ambientale. Numerose sono le esperienze di transition community avviate nel 2009 negli Usa per guidare un modello di sviluppo verso stili di vita a basso consumo di suolo, di energia, di mobilità. Un modello di nuova comunità in cui il cambiamento di stile di vita sia condiviso, cambiando abitudini in maniera cooperativa, senza tensioni tra visioni ma lavorando insieme per ridefinire le regole del gioco. Il capitalismo contemporaneo – definito turbo-capitalismo, iperliberismo o mercatismo – ha mostrato il suo volto egoista. I tratti distintivi di questa patologia – analizzata da Oliver James nel suo libro Il capitalista egoista – sono quattro: “Il primo è che il successo di un’azienda è giudicato dalla sua quotazione in Borsa, invece che dalla sua forza intrinseca o dal contributo che può offrire alla società e all’economia. Il secondo è una forte spinta a privatizzare i beni e i servizi della collettività. Il terzo è una regolamentazione minima dei servizi finanziari e del mercato del lavoro, tesa a favorire i datori di lavoro rendendo più semplici i licenziamenti. Infine l’imposizione delle tasse non punta a ridistribuire la ricchezza: per le grandi aziende e per i ricchi è più facile evitarle e rifugiarsi nei paradisi fiscali senza infrangere la legge”. L’attuale crisi – ci spiega Jacques Attali – mostra che se il mercato è il migliore meccanismo di ripartizione delle risorse rare, è però incapace di creare lo Stato di diritto di cui ha bisogno e la domanda necessaria al totale impiego dei mezzi di produzione. Affinché una società di mercato funzioni efficacemente, occorre allo stesso tempo uno Stato di diritto che garantisca il diritto alla proprietà, imponga il mantenimento della concorrenza, crei una domanda attraverso salari accettabili e commesse pubbliche. Ciò presuppone un intervento politico, democratico, nella ripartizione dei redditi e dei patrimoni. Non è la crisi del capitalismo quella a cui assistiamo, ma la crisi del ruolo vicario del mercato rispetto alla politica, il crollo del mito della capacità generativa degli “spiriti animali” del mercato. Invece è la politica – come responsabilità del benessere collettivo – ad avere maggiore capacità generativa del valore, poiché agisce su un numero maggiore di componenti dello sviluppo che non possono essere sussidiate dalla finanza, come dimostrato in questi mesi. Quando saremo usciti dalla crisi globale, quando avremo rafforzato il ruolo della politica e ricostruito il tessuto economico devastato dall’ebbrezza dei derivati, quando avremo riconnesso la relazione valore-lavoro, allora un’eredità durevole della ricostruzione post-crisi sarà la scomparsa di un certo spirito, la caduta di un modo di vedere la vita che è irrimediabilmente superato. Dopo il crollo dei “falsi idoli” costituiti dalle demagogie e dagli egoismi, l'uomo potrà riprendere la capacità di esercitare una rigorosa etica della responsabilità, in cui la partecipazione allo sviluppo sarà reale e le libertà individuali agiranno entro l’interesse collettivo. Lo scenario di un nuovo capitalismo, di un nuovo ambiente e di una nuova società ci induce a rivedere l’agenda politica, inserendovi opzioni che riguardano la conservazioni delle risorse irriproducibili, la governance degli insediamenti, la sostenibilità ecologica delle decisioni, la gestione delle risorse energetiche e la ricostruzione del rapporto valore-lavoro. L’etica della responsabilità a cui siamo chiamati ci impone che, una volta assicurata la sostenibilità ecologica degli insediamenti, dovranno essere attivate azioni concrete per il recupero creativo delle risorse aggredite o degradate dalle varie attività umane, attraverso un loro pieno coinvolgimento nel “progetto di futuro” che le comunità locali intendono perseguire in un rinnovato patto con la città e il territorio, con l’ambiente e il paesaggio. Esiste un ulteriore scenario di uscita dalla crisi che ci coinvolge in prima persona. Riguarda la consapevolezza che nel corso della storia, fin dalla nascita del capitalismo nel XII secolo, ogni crisi s’innesca nel “cuore” economico e politico del mondo e al superamento della crisi corrisponde la nascita di un altro cuore che sposta i baricentri e ridisegna le relazioni. Anche oggi il sisma inizia negli Usa e in Gran Bretagna e si diffonde con la forza brutale della globalizzazione in tutto il pianeta, coinvolgendo orienti e occidenti, nord e sud. La sfida che abbiamo davanti è quella di opporre al cuore malato del turbo capitalismo anglo-americano il capitalismo responsabile e reticolare del Mediterraneo, approfittando dell’occasione per consolidare e accelerare la costituzione dell’Unione del Mediterraneo lanciata lo scorso anno da Sarkozy come grande progetto politico, economico, culturale e sociale. Anche la nascita di un nuovo centro con quasi 500 milioni di abitanti (di cui quasi due terzi nella sponda sud-est), con radici profonde nella storia e con lo sguardo proteso verso il futuro, non più guidato solo dall’idolatria del mercato e dalla produzione di valore immateriale è la sfida che ci attende dopo la crisi. Le giornate di Filaga non intendono solo discutere di come rianimare il cuore malato dell’Occidente, ma come agevolare la nascita di un nuovo cuore finanziario, produttivo e culturale, e quindi politico. Nella competizione tra Usa e Cina – falsa perché le due nazioni sono legate da relazioni inestricabili – l’Europa rischia di essere considerata di nuovo un soggetto ancillare, un portatore d’acqua al mulino della macchina industriale cinese e della voragine consumistica statunitense. Numerosi analisti ormai definiscono il nuovo ordine mondiale derivante dalla crisi come la trasformazione del G8 o del G20 in un G2 tra Cina e America, la cosiddetta Chimerica: un soggetto duale per il governo mondiale. La nascita di un nuovo soggetto Euro-Mediterraneo, invece, porterebbe nuove economie e risorse, ma anche talenti e volontà, accelerando realmente i necessari processi di pace e contrastando una radicalizzazione a due teste della globalizzazione post-crisi. Il tema della rinascita dopo la crisi e la conseguente necessità di ricostruire la comunità politica su nuove basi e su nuovi centri, sarà articolato in sessioni tematiche, le quali permetteranno di sviluppare il tema della rinascita attraverso la tensione collettiva per una profonda trasformazione dell’impegno politico attraverso i seguenti approfondimenti: · nelle economie globalizzate la sfida è sui saperi, tra la leadership di giovani generazioni; · i beni collettivi, una straordinaria occasione di coesione sociale e di sviluppo; · energia e ambiente, le sfide del terzo millennio per uno sviluppo etico e sostenibile; · l’economia e la politica oltre la crisi: la ricostruzione della fiducia; · il Mediterraneo del terzo millennio: dalla immigrazione clandestina alla integrazione economica nel rispetto delle culture e delle religioni; · il federalismo come occasione per ripensare la rappresentanza politica. Ogni sessione sarà affrontata attraverso un momento formativo, costituito dalle lezioni della Summer School ed un momento di riflessione e dibattito, costituito dalla tavola rotonda serale. L’ambizione dell’8° Stage di formazione socio-politica è quella di approfondire i temi che emergono dalla crisi, politica prima che economica, di principi prima che di regole, di responsabilità prima che di decisione. Tale finalità s’intreccia con il proposito della Libera Università della Politica di contribuire a ritessere i fili del dibattito politico e culturale per ricostruire il tessuto di comunità che deve sorreggere e contenere le strategie di sviluppo della Sicilia.
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